Backlogged

Lost Water Temple

Storia di un breve viaggio che inizia dalla vaporwave e finisce alla pixel art

Mentre lavoro mi piace avere in sottofondo della musica che mi aiuti a mantenere la concentrazione, cambiando genere a seconda di cosa devo fare o di come mi sento sul momento. Nel mio caso la scelta varia parecchio passando per diversi generi: dall'heavy metal classico alla vapor, fino all’ambient vera e propria.

Normalmente utilizzo Spotify, BandCamp o YouTube a seconda di quello che sto cercando e su Spotify in particolare mantengo un paio di playlist di oltre 23 ore ognuna. Spessissimo però inizio con quello che finisce sempre per diventare il mio brano più ascoltato dell'anno: The Hanging Garden

The Hanging Garden è, come dicevo prima, uno dei pezzi che ascolto a ripetizione decine di volte l’anno, forse di più, ed è perfetto per entrare rapidamente in quella che viene chiamata “the zone”, la zona di concentrazione assoluta, quasi ipnotica. Acqua scrosciante, canti d'uccello e suoni sintentici che spingono la parte atmosferica.

Prendendo questa traccia come riferimento ho provato a cercare suoni simili utilizzando termini di ricerca come "liquid vaporwave" o "water ambient" e rotolando dentro alla tana del bianconiglio ho finito per trovare Lost Water Temple. Esattamente quello che cercavo, ed è un intero album!

Sfortunatamente è poco più di un’ora di musica che tuttavia riesce a concentrare tantissime impressioni nei pochi minuti a disposizione.

L'album

L'album, complici anche titolo e cover-art, al primo ascolto ha subito fatto appello alla mia nostalgia di millennial. Sicuramente non perché ascoltassi questo genere di musica ma perché i suoni che lo permeano sono quelli fortemente atmosferici di un viaggio di scoperta attraverso una foresta incantata. Il suono dell'acqua che scorre, chimes, gong e campane tibetane. Sono suoni che mi aspetterei di ritrovare in uno dei film di avventura che ho consumato da ragazzo, mentre i protagonisti avanzano nella giungla o entrano in qualche antica tomba.

Le tracce che compongono questo viaggio sono quattro e ognuna di esse corrisponde ad un momento preciso e ad una diversa situazione sonora. Inventandomi di sana pianta tutto quello che segue, ecco cosa sentirete:

Ferryman / approaching the realm

Iniziamo navigando in acque non completamente placide verso grandi cascate, la corrente ci trascina. La nostra imbarcazione, vogata dopo vogata, ci porta all’interno della foresta. Intorno a noi domina il suono dello scorrere dell’acqua, ma si odono lontani richiami di uccelli. Aleggia una leggera nebbia sospesa poco sopra il pelo dell’acqua. In lontananza si percepiscono i suoni di un temporale, alcuni tuoni. Forse si avvicina un acquazzone.

Una vibrazione bassa riempie l'aria che sembra essersi fatta spessa e immobile, per un attimo rimane solo il suono dei flutti che si infrangono sulla barca. Improvvisamente l’atmosfera cambia di nuovo. Entriamo in una gola, le pareti rocciose si avvicinano restituendo l’eco del nostro passaggio ed ogni suono riverbera.

Siamo quasi a destinazione, i suoni ridondanti del tempio aumentano sostituendosi alla musica del labirinto d’acqua e foglie. Gong e campane tibetane riempiono l’aria di vibrazioni. Infine, il suono si spegne, lentamente, in un’eco sempre più lontana. Siamo entrati nel regno.

Incantations of the Water Spirits

Al tempio, ininterrottamente circondati dal suono del fluire delle acque, fontane e cascate ci circondano mentre nelle grandi sale riverberano i canti sacerdotali per gli spiriti dell’acqua.

Transformation Μ ε τ α μ ό ρ φ ω σ η

La nostra cerimonia. L’acqua ci avvolge, i suoni arrivano attutiti e assorbiti dalla massa liquida che continua a scorrere sempre più rapidamente, si percepisce l’energia costante e il nostro scorrere con essa. L’acqua ci solleva spingendoci sempre più in alto, senza rendercene conto risaliamo la cascata dentro la montagna fino a riemergere di nuovo all'aria aperta. Sentiamo ancora il temporale sopra di noi, l’acqua intorno e gli uccelli della foresta cantare più forte, più vicini di prima. Siamo ancora noi ma rinnovati. Ora possiamo finalmente varcare la soglia del giardino.

Garden of renewal

Il blu del cielo rimbalza sulle pareti rocciose del cenote. Piccoli ruscelli scorrono creando un tappeto di suoni che si stende morbido sotto i richiami dei molti uccelli diversi che popolano il giardino. Da qualche parte arriva il suono delicato di altre campane e una musica tenue accarezza le orecchie. Un ultimo piccolo tempio ci aspetta oltre gli alberi.

La cover art

Come capita scegliendo un libro o una sua particolare edizione, ancor prima di vivere questa esperienza mistico-uditiva, quello che ha catturato subito la mia attenzione è stata l'immagine scelta per la cover art.

Lost Water Temple

Dean, vero nome di EVERYTHING, non a caso ha scelto la rappresentazione in pixel art di un complesso templare sopra una cascata. Ammetto che, senza di qquesta, il potere immaginifico dell'album avrebbe potuto portare in qualsiasi altra direzione.

L'immagine è composta con vera maestria, gioca con i piani visivi dando modo allo sguardo di penetrare profondamente in cerca di dettagli, mantenendo un certo equilibrio tra illustrazione e verosimiglianza. Potrebbe tranquillamente essere lo sfondo di un vecchio gioco punta e clicca dal quale aspettarsi che un personaggio spunti improvvisamente per animare l'ambientazione. Aspetta un attimo. Lo è?

Se non fosse per l'attenzione di Dean nel citare e omaggiare l’artista probabilmente il discorso sarebbe concluso qui e io non ci starei scrivendo sopra. Invece non solo è stato riportato il link alla pagina personale di Mark Ferrari, ma viene anche specificata l’origine dell’immagine che scopro fare parte di un set molto più ampio, reso disponibile come parte di un’applicazione e che utilizza una tecnica chiamata palette-shifting ad 8-bit.

Palette shifting

Con una rapidissima indagine scopro che per ogni articolo che parla di palette-shifting vengono usati a titolo di esempio i lavori di Mark Ferrari. Quindi o è l’unico ad averlo mai fatto o deve essere un maestro. Dieci secondi di ricerca in più portano a un articolo intitolato “A conversation with Lucasfilm Legend Mark Ferrari”. Direi che ora si spiega tutto.

Si tratta di un illustratore fantasy piuttosto celebre, artista classico e digitale che ha lavorato, tra le altre cose, a cosette come Loom, Zack Mc Cracken, The Secret Of Monkey Island e oggi scrive anche romanzi fantasy.

Tornando al palette shifting, si tratta di una tecnica adottata nella prima era della computer-graphics, diciamo gli anni 90, che consiste nel cambiare la palette di una singola immagine, al tempo limitata a 256 colori, per dare l’impressione di essere davanti a qualcosa di animato. In pratica invece di spostare un pixel da un punto ad un altro, ne viene solamente cambiato il colore, dando nell’insieme di tutti i pixel presenti l’impressione del movimento.

Questo tipo di approccio, a differenza dell’animazione ottenuta tramite la creazione di diversi frame in sequenza, permette una ottimizzazione della memoria richiesta e delle performance della cpu pur ottenendo un risultato visivo equivalente. Era particolarmente utile nella rappresentazione di movimenti continui e ripetitivi come appunto lo scorrere dell’acqua, il guizzare del fuoco ed altri effetti ambientali.

Ora, è ovviamente più facile a dirsi che a farsi, non solo perché parliamo di un approccio tecnico all’arte, ma perché il talento di Mark Ferrari, il suo senso per la luce e la sua attenzione ai dettagli, gli hanno permesso di ottenere con questa tecnica dei risultati oggi difficilmente raggiungibili anche per gli sviluppatori più rodati, si intende sempre in ambito di pixel art.

Questo un po’ a causa degli strumenti a disposizione oggi e dell’esperienza specifica che è stato possibile costruire solo in quel periodo storico. Quando la potenza di calcolo ha permesso di usare altre tecniche, queste sono state messe da parte in favore delle nuove possibilità.

Le opere di Living Worlds

Living Worlds è l'app che ripropone in versione modernizzata un set di scene in pixel art tratte da un progetto degli anni 90’, un personal organizer. Le scene, in questo contesto utilizzate come sfondi dinamici, sono semplicemente incredibili.

Piccolo disclaimer: Sicuramente non a tutti faranno l’effetto che fanno a me che, senza dubbio, sono affetto da un attacco di nostalgia letale, ma c’è così tanto da apprezzare in queste opere che non posso non amarle.

Innanzi tutto non è pixel art fine a se stessa. Il risultato che vediamo non è frutto di una esplicita scelta stilistica che cerca di riprodurre uno stile passato decidendo arbitrariamente cosa enfatizzare e cosa no. Al contrario è arte che nel contesto di un mezzo limitato cerca di spingerlo oltre i suoi stessi confini per ottenere qualcosa di oggettivamente bello.

Questo secondo me determina la direzione dello sforzo artistico che, in questo caso, si è concentrato nel cercare di mantenere un risultato il più possibile vicino a quello che si sarebbe ottenuto con l’illustrazione classica su carta stampata, al tempo sicuramente superiore, contemporaneamente estendendolo con le possibilità date dal digitale dell'epoca: la dinamicità dell’immagine.

Le opere di Living Words sono vive nel senso più ovvio. Paesaggi bagnati dalla pioggia si asciugano rivelando colori completamente nuovi. L’acqua scorre nei ruscelli e si tuffa dalle cascate, luci, fuochi e fiaccole si accendono a seconda del momento del giorno, le ombre si spostano mettendo in luce aree prima appena visibili e cambiando le prospettive, mentre foschia e bruma invernali nascondono dettagli altrimenti in piena vista aggiungendo mistero a quello che poco prima era un tranquillo boschetto. La notte una sinistra aurora boreale si riflette sull’acqua di un ruscello e una lanterna ora illumina il fondo di una grotta.

Mountain Stream

Il secondo aspetto è che in quasi tutti i pezzi (si può dire così?) di Living Worlds si percepisce l’impronta fantasy, sognante e avventurosa dell’autore. I paesaggi sempre misteriosi, implicano una storia passata che chiede di essere raccontata e che potrebbe rivelarsi davanti agli occhi degli esploratori più assetati. Magia e avventura aspettano li da qualche parte, tra le rovine di un castello o dietro l’ingresso di un tempio tra le nevi.

I temi sono quelli cari alla letteratura e ai videogames punta e clicca dell’epoca. Templi tra impervie montagne, foreste lussureggianti piene di spiriti benigni e boschi oscuri popolati da belve in agguato, castelli a volte fatati, più spesso infestati. Isole e insenature che sarebbero perfetti nascondigli per il tesoro di qualche pirata. Paludi puzzolenti e gelide cime innevate.

Magic Marsh Cave

Questo mi piace delle illustrazioni di Mark Ferrari. Fa parte a pieno titolo di quella generazione di artisti che hanno più o meno inconsapevolemente scolpito nel nostro immaginario le avventure fantastiche degli anni 80 e 90 attraverso il cinema, i romanzi e i videogames, con opere che influenzandosi a vicenda da un media ad un altro hanno portato alla formazione di un linguaggio visivo universale dell’avventura e del mistero che ha poi dominato quei decenni.

Se riusciamo a guardarle ancora con lo sguardo fresco, genuino e pieno di meraviglia delle sere d'estate in cui leggevamo fantasy per poi andare a dormire fantasticando o ci si incollava alla TV davanti ad un film di Lucas o Spielberg ci si ritroverà nuovamente lì e allora, come se non fosse passato un solo attimo.

Credits e riferimenti